OCF: avvocatura “albero maestro” della libertà e del giusto processo
Pubblicato su: NT+ Diritto – Il Sole 24 Ore
di Fedele Moretti, Coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense
Il XXXVI Congresso Nazionale Forense di Torino ha consegnato all’Avvocatura italiana un mandato politico nitido, articolato e impegnativo, destinato a orientare il lavoro dell’Organismo Congressuale Forense per l’intero triennio 2025-2028. La rappresentanza politica dell’Avvocatura nasce e si definisce all’interno del Congresso: è in quella sede che si confrontano visioni, si riconoscono problemi, si elaborano soluzioni e si affidano all’OCF indirizzi precisi, che non costituiscono un semplice elenco di auspici, ma una vera agenda del lavoro politico da svolgere nei confronti delle istituzioni e del legislatore.
Le parole di apertura del Presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco e del Coordinatore OCF uscente Mario Scialla hanno tracciato un quadro non formale, ma sostanziale, dell’identità dell’avvocato nel sistema costituzionale. Evocare i 213 avvocati presenti nell’Assemblea costituente significa ricordare che l’Avvocatura non è un attore esterno alla storia repubblicana, ma una componente originaria della sua architettura democratica. L’avvocato è custode dei diritti, interprete delle libertà, garante del rispetto della legge e del giusto processo. A Torino si è parlato di “albero maestro della libertà”: un’immagine non retorica, che richiama l’idea di una presenza stabile, una struttura portante della nave democratica, indispensabile al suo equilibrio. È in questa cornice che l’OCF deve collocare il proprio ruolo: un ruolo pubblico, orientato alla tutela non solo degli avvocati, ma dei cittadini che attraverso la difesa tecnica esercitano i propri diritti.
In questa logica si inscrive il lavoro svolto sulla riforma dell’ordinamento professionale. Si è trattato, come è stato ricordato durante il Congresso, di un grande processo di partecipazione: per la prima volta Ordini, Unioni regionali, Associazioni Forensi, Consigli di Disciplina, hanno collaborato alla costruzione di un testo unitario, frutto di incontri, confronti pubblici, osservazioni, integrazioni e verifiche tecniche. È un risultato politico di altissimo rilievo che quel testo sia stato recepito dal Governo e tradotto in un disegno di legge delega oggi all’esame del Parlamento. L’Avvocatura non chiede privilegi, ma riconoscimento della propria funzione e delle condizioni di indipendenza che tale funzione rende necessarie.
Il futuro dell’OCF passa anche da qui: vigilare affinché la volontà dell’Avvocatura non venga sacrificata a compromessi al ribasso; garantire che i principi cardine della riforma—indipendenza, esclusività dell’attività professionale, segreto professionale, forme di esercizio della professione, tutela dei giovani, pari opportunità, etica e deontologia—rimangano intatti nella fase attuativa. Si apre una stagione complessa, perché la legge delega dovrà tradursi in decreti legislativi coerenti. L’OCF sarà presente in ogni passaggio, esercitando la propria funzione politica e tecnica con rigore e continuità.
Tema centrale del Congresso è stato quello dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione dei processi. L’Avvocatura non teme l’innovazione, ma rifiuta l’opacità e la mancanza di controllo. Le mozioni chiedono regole chiare: obbligo per il giudice di dichiarare e motivare l’uso dell’IA; diritto della difesa di conoscere e contestare gli algoritmi; registro pubblico dei sistemi utilizzati; supervisione da parte di un’autorità indipendente con la presenza dell’Avvocatura. La tecnologia deve servire la giustizia, non sostituirsi alle sue garanzie. È un terreno in cui l’OCF dovrà essere protagonista, per evitare che strumenti utili si trasformino in fattori di squilibrio tra cittadino e istituzioni.
A Torino si è affrontato in molti interventi il tema della riforma costituzionale della giustizia, in particolare quello della separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. L’Avvocatura, e con essa l’OCF, ha affrontato ed affronta laicamente questo percorso, consapevole che la terzietà del giudice è un valore non negoziabile. Una distinzione ordinamentale netta tra chi accusa e chi giudica nel processo penale non rappresenta una contrapposizione verso la magistratura, ma una naturale evoluzione del modello costituzionale del giusto processo. Significa rafforzare la parità delle parti, aumentare la trasparenza del sistema, rendere più lineare e coerente la struttura degli organi di autogoverno. L’Avvocatura è pronta a contribuire al dibattito referendario sulla riforma con competenza tecnica e responsabilità istituzionale, senza derive polemiche e senza cedere ad approcci semplicistici perchè il tema richiede rigore e profondità.
Il Congresso ha poi consegnato un indirizzo chiaro sulla riforma Cartabia, che ha modificato in modo profondo il processo. Le criticità emerse nel processo civile sono numerose: l’eccesso di trattazione scritta, il meccanismo “a ritroso”, le verifiche preliminari senza contraddittorio; nel penale, l’introduzione di fasi ridondanti, la disciplina dell’assenza dell’imputato, le difficoltà legate al mandato a impugnare, l’avvio non lineare del processo penale telematico. Il Congresso chiede una revisione complessiva: superare le norme più controverse al termine dell’orizzonte PNRR e, nell’immediato, intervenire con correttivi strutturali. Il compito dell’OCF sarà presidiare questi dossier, facendo tesoro del buono che comunque v’è nella riforma ma ricordando che il diritto di difesa non può essere compresso in nome di sole ragioni di economia e finanziamenti.
Accanto ai grandi temi ordinamentali, Torino ha posto questioni operative decisive: la crisi del Giudice di Pace, il processo in tema di famiglia, la tutela dei minori, la protezione delle persone fragili, la qualità delle ADR, la necessità di valorizzare l’arbitrato e la negoziazione assistita, la richiesta di semplificazione del processo telematico, la revisione dei compensi, il rafforzamento del Patrocinio a spese dello Stato. Sono ambiti che incidono quotidianamente sulla vita dei cittadini e degli avvocati. L’OCF lavorerà per proposte chiare e realistiche, perché la giustizia non può essere un territorio lasciato alla sola logica quantitativa dei numeri o a disfunzioni che si ripercuotono sul diritto di difesa.
Una parte significativa del Congresso è stata dedicata al tema della sostenibilità della professione. I dati resi noti da Cassa Forense—diminuzione degli iscritti, calo dei praticanti, forte polarizzazione reddituale, gender gap persistente—disegnano un quadro che non può essere ignorato. Le mozioni chiedono misure concrete: estensione del legittimo impedimento; sospensione feriale effettiva; servizi di supporto nei tribunali; revisione del contributo unificato; rafforzamento del valore esecutivo del parere di congruità. L’OCF assumerà questi temi come priorità politica, perché la difesa dei diritti dei cittadini passa necessariamente attraverso la dignità, l’indipendenza e la sostenibilità economica di chi quei diritti li tutela.
Il Congresso di Torino non ha offerto una semplice fotografia dello stato della giustizia: ha delineato una rotta. Nei prossimi tre anni l’OCF dovrà trasformare quella rotta in un percorso concreto, fatto di iniziative normative, interlocuzioni istituzionali, documenti tecnici, vigilanza sui processi legislativi e amministrativi. È un lavoro che richiede metodo, costanza, capacità di sintesi e, soprattutto, unità dell’Avvocatura.
Se l’Avvocatura italiana è stata parte costitutiva della nascita della Repubblica, deve esserlo anche della sua evoluzione contemporanea. L’OCF sarà al servizio di questo compito, con la consapevolezza che la tutela dei diritti non è un’espressione astratta, ma il risultato quotidiano dell’impegno, della competenza e dell’indipendenza degli avvocati.
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