Giustizia; OCF: Stop al ricorso a un diritto penale simbolico sull’onda dell’emotività”

L’Organismo Congressuale Forense ribadisce di disapprovare le iniziative e proposte legislative di natura simbolica che ormai si susseguono frenetiche da anni in materia penale in reazione a vicende processuali o al verificarsi di gravi fatti di cronaca, da ultimo in materia di legittima difesa e di introduzione della presunzione di imputabilità dei minorenni. Tutte proposte di modifica che attribuiscono in maniera indebita al diritto penale il compito di migliorare la società e sconfiggere le devianze.

In quest’ottica negli ultimi 20 anni, senza ottenere alcun risultato, si sono elevate le pene, introdotti vincoli al giudice attraverso aggravanti non bilanciabili, ignorati gli avvertimenti dell’avvocatura e della Corte Costituzionale. La conseguenza è stata la creazione di un diritto penale del nemico ormai generalizzato e l’introduzione di pene minime elevate che impediscono ai giudici di adeguare la sanzione a casi che meriterebbero una pena più mite. Più volte si è assistito negli ultimi anni all’intervento della Corte Costituzionale nel tentativo di porre un freno alla sproporzione tra i fatti da giudicare e le pene da irrogare.

E’ paradossale che la proposta legislativa di modifica della legittima difesa, che trae origine dalle ultime vicende di cronaca, da un lato evochi a giustificazione proprio quel concetto di “sproporzione” della pena che è stato palesemente ignorato negli ultimi anni, dall’altro abbia l’obiettivo di eliminare la punibilità per condotte lesive della persona sganciate da proporzionalità e persistenza del pericolo.  A tal proposito la proposta è nettamente in contrasto con l’assetto dei valori disegnato dalla nostra Costituzione, che tutela in primo luogo i diritti dell’uomo e la salute. Ciò è garanzia di una società liberale e nella quale il perseguimento dell’obiettivo della sicurezza non può spingersi fino al punto di giustificare aprioristicamente il sacrificio non necessario della vita umana.

Men che meno può attribuirsi al patrimonio un valore uguale o superiore rispetto alla persona, con il rischio di realizzare quella disumanizzazione della società che l’Enciclica “Magnifica Humanitas” segnala quale conseguenza del prevalere di logiche di profitto sul senso di umanità. L’Organismo Congressuale Forense ribadisce in modo netto e perentorio che va messa al bando l’idea, priva di base culturale e sconfessata dal continuo aumento dei delitti, che le modifiche al diritto penale servano per sconfiggere i mali della società. La lotta ai fenomeni devianti, che siano la criminalità minorile, di genere o di piazza, passa in primo luogo attraverso interventi che incidano sulla cultura ed educhino al rispetto degli altri. La recente proposta governativa di introdurre la presunzione di imputabilità dei minorenni non ha altro effetto se non quello di additare il nemico, giustificare altri inutili decreti “Caivano”, così proseguendo su una strada priva di risultati, e preparare pericolose innovazioni su modifiche dell’età imputabile contrarie al buon senso e ai valori della Costituzione.

L’avvocatura continuerà come sempre a vigilare e avversare iniziative legislative, su base emotigena e di ispirazione populista, che mettano in pericolo la natura liberale del nostro ordinamento e l’assetto dei valori contenuto nella Carta Costituzionale.

«Negli ultimi vent’anni – dichiara il Coordinatore dell’OCF, Fedele Moretti – abbiamo assistito a un uso crescente del diritto penale in chiave simbolica, fondato sull’illusione che l’inasprimento delle pene o l’introduzione di nuovi reati possano contrastare le devianze sociali. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: i reati non diminuiscono e il sistema penale diventa sempre più ipertrofico. In questo quadro, il ddl del Governo sulla presunzione di imputabilità dei minorenni rappresenta una scelta simbolica e culturalmente pericolosa, riconducibile alla logica del diritto penale del nemico. Si rischia di aprire la strada a modifiche sull’età imputabile in contrasto col buonsenso e con i valori della nostra Costituzione. La risposta al disagio e alla devianza giovanile non può essere affidata alla sola repressione: l’unica strada per migliorare realmente la società passa attraverso la cultura, l’educazione e il rispetto degli altri».