L’Organismo Congressuale Forense accoglie con favore l’ordinanza interlocutoria n. 32234/2025 della Terza Sezione Civile della Corte di
Cassazione, che ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità della norma che condiziona l’iscrizione a ruolo delle cause
civili al previo versamento del contributo unificato minimo.
Già lo scorso anno, al momento dell’introduzione della sanzione dell’improcedibilità, l’OCF aveva denunciato con forza l’assoluta contrarietà a tale meccanismo, definendolo una “tassa blocca processi” e una barriera fiscale alla domanda di giustizia, priva di fondamento costituzionale. La Cassazione oggi conferma la fondatezza di quelle preoccupazioni, rilevando come la disposizione finisca per precludere in radice l’esercizio del diritto di azione garantito dall’art. 24 della Costituzione.
La norma impone un vincolo economico che non ha alcun collegamento con finalità di efficienza del sistema giudiziario, ma si traduce in un ostacolo discriminatorio e irragionevole, in contrasto con gli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione.
L’OCF ribadisce pertanto la propria posizione di netta contrarietà rispetto a qualsiasi forma di improcedibilità o rifiuto di iscrizione a ruolo per mancato pagamento del contributo unificato, individuando quale rimedio al mancato versamento il rafforzamento degli strumenti di recupero nei confronti dei soggetti inadempienti, senza sacrificare il diritto dei cittadini a promuovere un giudizio.
L’Organismo Congressuale Forense continuerà a vigilare e a sostenere ogni iniziativa volta a garantire l’accesso universale alla giustizia, senza
imposizioni fiscali arbitrarie e incostituzionali. La pronuncia della Cassazione rappresenta un passo decisivo verso il riconoscimento della
centralità dei diritti dei cittadini e della funzione essenziale della giurisdizione in uno Stato di diritto.
