Diritto di difesa: inaccettabili violazioni

L’Organismo Congressuale Forense, in merito alle captazioni delle conversazioni tra detenuti e difensori nelle sale colloqui della casa circondariale di Perugia “Capanne”, vicenda in relazione alla quale tempestivamente l’Unione delle Camere Penali ha indetto astensione dalle udienze dall’8 al 12 giugno e sulla quale è in corso una indagine della Procura Generale, stigmatizza quanto accaduto ed esprime una forte preoccupazione per la chiara lesione di principi fondamentali dello Stato di diritto.

Le registrazione dei colloqui in carcere a danno di difensori del tutto estranei all’autorizzazione disposta dal giudice integra, invero, una aperta violazione di quel presidio fondamentale del giusto processo costituito dalla segretezza delle conversazioni tra i difensori e i propri assistiti e che è alla base della effettività della tutela del diritto di difesa ai sensi dell’art. 24 della Costituzione; violazione che produce gravissime e, pertanto, inaccettabili ripercussioni sulla correttezza del processo.

Quanto accaduto è tanto più allarmante se si considera che la disciplina riguardante le intercettazioni del difensore ha registrato di recente una importante modifica normativa. Il nuovo art. 103 comma 6 ter c.p.p., infatti, proprio per l’importanza riconosciuta alla inviolabilità della difesa, prevede l’obbligo per l’operatore di polizia giudiziaria di interrompere immediatamente l’ascolto del dialogo al quale prende parte il difensore. L’innovazione legislativa, peraltro, è intervenuta dopo che per decenni si sono alternati diversi orientamenti giurisprudenziali, con pronunce a volte estensive della utilizzabilità delle conversazioni del difensore e mira a impedire l’ascolto di quanto detto dall’assistito al difensore. La modifica, poi, contrasta le prassi illegittime che negli anni hanno visto la presenza, all’interno delle informative di polizia, di espliciti riferimenti ai dialoghi dell’indagato con il difensore, poi traslati nelle richieste del pubblico ministero e nei provvedimenti del giudice.

Ebbene, quanto avvenuto a Perugia, ossia l’intercettazione indiscriminata all’interno del carcere con captazione collettiva e non autorizzata, ci catapulta in un mondo reale diametralmente opposto alla cultura liberale che ha ispirato le riforme e che, prima ancora, è alla base degli articoli della nostra Costituzione e delle fonti sovranazionali a tutela del cittadino e del suo diritto a una difesa effettiva. Quanto avvenuto non può che porre più di un interrogativo su quale sia il livello di diffusione della corretta cultura della legalità processuale e dei principi cardine del giusto processo.

Peraltro, contemporaneamente da altre parti d’Italia, in particolare da Napoli, proviene la protesta del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e della Camera Penale per l’attività di investigazione che si è tradotta nella redazione di informative da parte della polizia giudiziaria che riportano fotografie e commenti sugli spostamenti del difensore all’interno del Tribunale e in occasione dell’ascolto di testimoni nel processo, in relazione ai quali si temeva una azione di terzi volta a incidere sulla veridicità della testimonianza. Il tutto connotato da un evidente e ingiustificato pregiudizio negativo nei confronti della attività difensiva.

L’OCF, vista la gravità di quanto accaduto, riafferma che la tutela della difesa è il presupposto sul quale si regge l’assetto democratico dello Stato e che non sono accettabili violazioni che si collocano agli antipodi rispetto alla corretta cultura della legalità processuale e ai principi fondamentali della nostra Costituzione e della Cedu.