DDL S. 1831 sull’allontanamento dei minori: L’Avvocatura avverte sul rischio di una “riforma di carta” che indebolisce la tutela dei più fragili
L’Organismo Congressuale Forense esprime forte preoccupazione in merito al Disegno di Legge n. 1831, attualmente all’esame della Commissione Giustizia del Senato, volto a modificare le procedure di allontanamento del minore.
Pur riconoscendo l’intento lodevole di innalzare le garanzie tecniche, l’OCF evidenzia come l’attuale impianto normativo rischi di produrre effetti opposti a quelli dichiarati, paralizzando il sistema giudiziario e creando nuove diseguaglianze nell’accesso alla giustizia.
La riforma, così strutturata, presenta profili di grave inefficacia:
– Paralisi procedurale e burocratizzazione: l’imposizione di una Consulenza Tecnica d’Ufficio collegiale obbligatoria per ogni provvedimento di allontanamento trasforma una valutazione tecnica discrezionale in una rigida condizione legale. Questo automatismo rischia di rallentare i procedimenti proprio dove sarebbe necessaria la massima celerità, snaturando il ruolo del Giudice minorile, privato della possibilità di calibrare gli strumenti istruttori sul caso concreto.
– L’effetto paradosso dell’urgenza: la rigidità del “binario ordinario” rischia di incentivare un ricorso estensivo all’art. 403 c.c. (allontanamento d’urgenza), trasformando uno strumento concepito come eccezionale in una scorciatoia per eludere i costi ed i tempi della nuova procedura peritale. Ne deriva un paradosso: la misura più invasiva finisce per essere anche quella meno assistita da adeguate garanzie tecniche e procedurali.
– Contraddizioni tecniche e rischi di inattuabilità: il DDL introduce norme internamente contraddittorie in merito alla scelta dei periti e limita artificialmente il bacino dei professionisti agli specialisti pubblici. Tale restrizione, oltre a compromettere la terzietà effettiva dei periti, rischia di scontrarsi con l’impraticabilità territoriale dovuta alla carenza di personale, rendendo la legge inapplicabile in molti distretti.
– Inefficienza economica e sociale: la sottostima degli oneri finanziari (2,5 milioni di euro) condanna la riforma a restare, con ogni probabilità, una “riforma di carta“. Inoltre, il meccanismo di recupero delle spese peritali, anticipate dall’erario, rischia di trasformarsi in un freno economico. Le famiglie economicamente più fragili infatti, temendo di dover sostenere il peso delle spese di una CTU collegiale al termine dell’iter giudiziario, potrebbero rinunciare a difendere i propri diritti. Si creerebbe, così, una ingiustificata barriera finanziaria all’accesso alla giustizia.
L’OCF chiede un ripensamento radicale del DDL che non si limiti ad aggiungere strati burocratici disordinati al già complesso rito familiare, ma che operi in una direzione di coerenza sistematica:
1) restituire discrezionalità al giudice limitando l’obbligo di CTU collegiale ai soli casi di reale complessità clinica;
2) garantire la terzietà e la praticabilità eliminando le rigidità nella composizione del collegio peritale per assicurare l’effettiva disponibilità di esperti;
3) riequilibrare il sistema evitando che l’art. 403 c.c. diventi lo strumento ordinario per eludere la riforma;
4) realismo e coordinamento ancorando la copertura finanziaria a dati effettivi e coordinando la nuova disciplina con le garanzie già introdotte dalla recente riforma del rito familiare.
“Non possiamo permettere che la tutela del minore venga sacrificata sull’altare di una garanzia formale applicata retroattivamente e senza selezione“, conclude l’Organismo, ribadendo la necessità di un confronto tecnico approfondito prima di procedere con l’approvazione del testo.
