DDL AI; Avvocatura: sì all’innovazione, no a una giustizia automatizzata
L’Organismo Congressuale Forense accoglie con interesse il disegno di legge in materia di intelligenza artificiale approvato al Senato, apprezzandone l’intento di raccordare l’ordinamento nazionale con la cornice europea e la centralità attribuita ai diritti fondamentali, alla trasparenza e all’inclusione. Tuttavia, non mancano criticità.
Per quanto riguarda l’avvocatura, riteniamo essenziale ribadire alcuni principi guida: l’uso consapevole e responsabile delle tecnologie di IA richiede competenza e formazione continua, la capacità di spiegare con trasparenza ai clienti i limiti e le potenzialità degli strumenti utilizzati, la valutazione costante dei rischi connessi – in termini di accuratezza dei dati, bias e tutela della riservatezza – e, soprattutto, la centralità insostituibile della decisione umana. L’avvocato resta garante del giudizio critico, della correttezza e della responsabilità professionale, evitando che l’automazione diventi sostitutiva della funzione difensiva.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il possibile uso improprio dell’IA anche da parte dei giudici. Recenti decisioni hanno evidenziato come strumenti di IA, se impiegati senza adeguata supervisione, possano generare risultati inesatti o addirittura inventare precedenti, con potenziali conseguenze sulle decisioni e sui diritti delle parti. Questo sottolinea la necessità di linee guida chiare e di un approccio prudente, dove la tecnologia supporti il lavoro giuridico senza sostituirsi al controllo umano.
Come rappresentanza dell’Avvocatura italiana, ribadiamo che la tecnologia non deve mai snaturare la giustizia, riducendola a mera automazione e velocità. La nostra professione resta presidio etico e culturale a tutela della dignità della persona e dei diritti fondamentali, affinché l’intelligenza artificiale sia strumento di progresso e non di regressione.
