L’Organismo Congressuale Forense, per il tramite della propria Commissione Diritti Umani, richiama con estrema preoccupazione l’attenzione delle istituzioni italiane, europee e internazionali sulla drammatica situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran e, in particolare, sul caso di Mohammad Javad Vafaei Sani, cittadino iraniano, ex campione di pugilato e allenatore, detenuto da quasi sei anni e definitivamente condannato alla pena capitale.
La condanna a morte è stata pronunciata con l’accusa di “corruzione sulla terra”, in relazione al presunto sostegno all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, partito di opposizione al regime teocratico, ed è stata da ultimo nuovamente confermata dalla nona Sezione della Corte Suprema iraniana. L’ultima richiesta di riesame avverso tale decisione presentata dalla difesa è stata infatti respinta, nonostante in precedenza la stessa Corte Suprema avesse annullato per due volte la sentenza capitale.
Il 6 dicembre scorso Vafaei Sani è stato trasferito presso la prigione di Vakilabad, a Mashhad, struttura tristemente nota per l’elevato numero di esecuzioni capitali.
Intorno a questo caso si è sviluppata una significativa mobilitazione internazionale, che ha coinvolto esponenti del mondo sportivo e della società civile, a dimostrazione della crescente preoccupazione per l’uso sistematico della pena di morte come strumento repressivo da parte del regime.
I dati più recenti confermano un quadro allarmante ed anzi drammatico: dal mese di agosto 2024, data di insediamento del Presidente Masoud Pezeshkian, sono state eseguite oltre 2.500 condanne a morte, incluse 62 esecuzioni di donne e 8 di minorenni. Dal 1° gennaio 2025 si contano già 1.471 esecuzioni, alcune delle quali eseguite pubblicamente. Tali numeri smentiscono ogni prospettiva di reale e concreta discontinuità rispetto alle politiche precedenti e gli appelli all’unità nazionale, unitamente alle rassicurazioni fornite alla comunità internazionale dalle autorità, appaiono un tentativo volto a ricompattare il paese ed al contempo a favorire la conclusione di accordi per l’esportazione di petrolio all’estero, mentre la popolazione continua ad assistere a brutali e sanguinarie esecuzioni, anche di piazza.
Il 19 novembre scorso, la Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una nuova risoluzione di condanna delle sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran, la settantaduesima nel suo genere. Tuttavia, tali prese di posizione, se non accompagnate da azioni efficaci, rischiano di restare prive di conseguenze concrete.
Alla luce di quanto sopra, la Commissione Diritti Umani dell’Organismo Congressuale Forense rivolge un appello urgente a:
- Governo italiano, Unione Europea e istituzioni europee, affinché assumano concrete iniziative diplomatiche e politiche incisive nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, sollecitando con fermezza la sospensione immediata delle esecuzioni e l’abolizione della pena di morte, anche attraverso i canali multilaterali dell’ONU e delle organizzazioni internazionali;
- Organizzazioni internazionali e organismi di tutela dei diritti umani, affinché rafforzino le azioni di monitoraggio, pressione e deterrenza nei confronti delle autorità iraniane, subordinando ogni forma di cooperazione al rispetto effettivo dei diritti fondamentali ed inviolabili;
- Comunità internazionale, affinché sostenga iniziative concrete di protezione delle vittime della repressione e di tutela di chi, pacificamente, si batte per l’affermazione dei diritti umani;
- ogni istituzione democratica, chiamata a una presa di posizione chiara e tempestiva, volta alla prevenzione di ulteriori violazioni nonché alla protezione delle persone a rischio.
L’Organismo Congressuale Forense ribadisce il proprio impegno storico nella difesa dei diritti umani e nel contrasto alla pena di morte, incompatibile con i principi fondamentali dello Stato di diritto e della dignità della persona.
