Giustizia; OCF: Video ANM su Procuratore Costa grave delegittimazione Avvocatura
Con riferimento al video pubblicato dall’Associazione Nazionale Magistrati sui propri social, relativo all’omicidio del Procuratore Costa, l’Organismo Congressuale Forense stigmatizza la perdita di quell’equilibrio che dovrebbe connotare la magistratura e che è riconosciuto a tantissimi magistrati che quotidianamente svolgono la loro funzione con solerzia e dedizione.
Vi è da chiedersi se la tanto sbandierata cultura della giurisdizione, che accomunerebbe pubblici ministeri e giudici, in nome della quale ci si oppone alla separazione delle carriere, sia alla base della pubblicazione sul sito di Anm dell’intervista al giornalista Cavallaro che asserisce di patti, mai accertati, conclusi dagli “avvocati dei mafiosi” e che avrebbero portato all’uccisione del Procuratore Costa nel 1980. Il tutto con l’ovvia consequenziale denigrazione per la categoria degli avvocati, raffigurati in modo generalizzante quali una banda di criminali.
L’Anm ha già disinformato ampiamente i cittadini sulla riforma, dimenticando la presenza dell’art. 111 della Costituzione e guardandosi bene dal rappresentare agli stessi che oggi i pubblici ministeri decidono sulle carriere dei giudici e viceversa. Ora, in vista del referendum, si dà una pratica dimostrazione di quale sia la cultura che imperversa nell’organismo rappresentativo della magistratura, di chi per Costituzione dovrebbe essere esempio di “equità” ed “equilibrio”. Lo si fa divulgando video che denigrano l’avvocatura, dipinta quale categoria equiparata ai delinquenti, secondo un clichè e una visione della giustizia di stampo autoritario.
E’ veramente inquietante verificare che la battaglia per contrastare la separazione delle carriere abbia portato a abbandonare qualunque sensibilità verso l’avvocatura, che per Costituzione rappresenta l’argine a tutela dei diritti e della libertà del cittadino.
Tutto ciò non fa altro che rafforzare, qualora ce ne fosse bisogno, la convinzione della necessità della separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero nell’interesse del cittadino, riforma ispirata alla cultura della parità tra accusa e difesa e che mira ad avere un giudice forte e autorevole.
