Carceri minorili; OCF: “Serve cambio di rotta”
L’Organismo Congressuale Forense ritiene necessario accendere un faro sulla grave situazione relativa agli Istituti Penali per i Minorenni (IPM) cd. Carceri Minorili.
Gli istituti minorili stanno sperimentando una condizione di sovraffollamento carcerario, paragonabile a quella degli istituti per maggiorenni, riconducibile al cd. decreto Caivano, con picchi che hanno visto raddoppiare il numero di detenuti minorenni rispetto al 2022.
Come le carceri ordinarie, gli IPM sono fatiscenti, con carenze igienico sanitarie e di spazio, con conseguente forte degrado dell’ambiente e gravi sofferenze psicologiche dei minori detenuti, particolarmente stigmatizzabile in ragione della loro età.
Materassi a terra, stanze di isolamento sanitario usate come camere ordinarie sono, o sono state, situazioni comuni agli istituti di Torino, Treviso e Firenze seppur le strutture più provate dal fenomeno siano il Beccaria di Milano e il Nisida di Napoli.
Ad aggravare la situazione, v’è la cronica carenza di personale trattamentale e degli Uffici Servizi Sociali Minorili (USSM), come di recente denunciato dalle loro rappresentanze.
O.C.F. evidenzia che le risposte all’incremento della criminalità minorile non possano individuarsi nell’aumento del ricorso al carcere ma, in ossequio alla Costituzione e agli impegni internazionali, nella maggior cura e presa in carico delle situazioni di disagio dei minori da parte dei servizi sociali, finalizzate alla risocializzazione e al reinserimento.
Si sottolinea che solo con l’aumento delle dotazioni organiche degli USSM e del personale giudiziario ed amministrativo dei Tribunali per i Minorenni e delle relative Procure, si possa fornire una risposta al fenomeno della criminalità minorile unitamente al ripensamento della risposta penale agli illeciti dei minorenni.
L’esperienza, anche internazionale, consente di affermare che la carcerazione dei minori non risolve il problema della criminalità minorile, ma la aggrava.
