Incompatibile l’uso del Tribunale per attività di propaganda referendaria. Pieno sostegno alla richiesta dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari
L’Organismo Congressuale Forense ritiene del tutto condivisibile la richiesta rivolta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Cagliari all’unanimità al Presidente della Corte d’Appello di Cagliari di revoca dell’autorizzazione all’utilizzo dell’Aula Magna per la riunione di presentazione da parte della Sezione locale dell’ANM del comitato per il NO. Non vi è dubbio, infatti, che il fine politico- elettorale del Comitato per il No è inconciliabile con l’uso del Tribunale, nel quale si esercita la giurisdizione e non anche propaganda per il referendum.
E’ con stupore, poi, che si constata un attacco improprio all’Ordine degli Avvocati di Cagliari, accusato di attività e richieste illiberali e antidemocratiche. Fino a prova contraria la separazione del Tribunale dalla attività politica è proprio il fulcro dell’assetto liberale dello Stato. Di conseguenza, reclamare il rispetto del Tribunale quale luogo simbolo della giurisdizione non può in alcun modo essere confuso con vocazioni e idee illiberali. Peraltro, nelle loro reazioni sono proprio i rappresentanti della Magistratura ad affermare che il comitato è uno “strumento di azione aperto anche a non magistrati”, il che comprova la netta differenza di struttura e finalità dello stesso rispetto all’Anm o alle altre associazioni ed organismi forensi. Per giunta si dice che i locali del Tribunale vengono utilizzati per una riunione interna del Comitato per il No, alla stregua di locali nella disponibilità o proprietà dello stesso. OCF stigmatizza, altresì, la reazione del Presidente del Tribunale di Cagliari che accusa il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di avere assunto una posizione partigiana e personale, laddove a ben vedere l’interesse è quello di tutti i cittadini a non vedere trasformato il Tribunale in luogo dove si svolgono campagne politiche.
Si tratta di regola da osservare da tutti gli attori della giurisdizione e segno di rispetto dell’una parte verso l’altra, le quali dovrebbero essere animate nell’affermare le rispettive e contrarie posizioni indiscutibilmente ed esclusivamente dal perseguimento di fini di interesse pubblico e non certo privatistici o corporativi.
