Intelligenza artificiale, OCF: «L’uso dell’IA non può diventare un pretesto per tagliare i compensi degli avvocati»
L’intelligenza artificiale deve rappresentare un’opportunità per migliorare la qualità delle prestazioni professionali, non uno strumento per ridurre i compensi degli avvocati. È la posizione dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), rappresentanza politica dell’Avvocatura italiana, che interviene sulle disposizioni del decreto legislativo n. 179/2026, con particolare riferimento alla formazione obbligatoria sull’IA e alla nuova disciplina dell’equo compenso.
Al centro delle osservazioni di OCF c’è l’articolo 49 del decreto, che introduce la possibilità di modulare l’equo compenso in relazione alla classificazione di rischio dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati. Una formulazione che, pur non prevedendo riduzioni automatiche, lascia aperta la strada a interpretazioni penalizzanti per i professionisti.
«L’intelligenza artificiale non può diventare un alibi per pagare meno il lavoro degli avvocati. Sarebbe un paradosso: chiedere ai professionisti maggiori competenze, investimenti tecnologici e responsabilità, per poi riconoscere loro compensi inferiori. L’innovazione deve accrescere il valore della prestazione, non comprimerlo», dichiarano Paolo Rossi e Vincenzo Caprioli, referenti Commissione IA di OCF.
OCF richiama il mandato espresso dal Congresso Nazionale Forense di Torino, che ha individuato nell’innovazione tecnologica una priorità strategica per il futuro della professione. L’utilizzo dell’IA non elimina il ruolo dell’avvocato, né attenua la sua responsabilità: la valutazione critica, la supervisione dei risultati e la tutela degli interessi del cliente restano attività insostituibili.
Per questo, nella futura definizione dei parametri professionali, OCF chiede che siano riconosciuti non soltanto i rischi connessi ai sistemi utilizzati, ma anche le competenze necessarie, i costi delle licenze, della sicurezza informatica e della formazione, oltre al lavoro di impostazione e verifica dei contenuti generati dall’IA. L’assunzione di maggiori rischi e responsabilità deve tradursi in un riconoscimento economico aggiuntivo, non in una penalizzazione.
Sul fronte della formazione, l’Organismo valuta positivamente l’introduzione di percorsi obbligatori dedicati all’intelligenza artificiale, ma chiede che siano gratuiti o a costo agevolato, accessibili a tutti gli avvocati e ai praticanti, con laboratori di sperimentazione e un’introduzione progressiva degli obblighi formativi.
«La sfida non è sostituire l’intelligenza dell’avvocato con quella artificiale, ma mettere la tecnologia al servizio della qualità della difesa e dei diritti dei cittadini. Non può esserci innovazione senza competenza, responsabilità ed equo riconoscimento del lavoro professionale», concludono Rossi e Caprioli.
L’Organismo porterà le proprie osservazioni all’attenzione del Governo, del Parlamento, dei Ministeri competenti, del Consiglio Nazionale Forense e degli Ordini territoriali, in vista dell’adozione dei provvedimenti attuativi.
