I migliori, i più meritevoli di aggiudicarsi il riconoscimento di primi classificati di “scacco d’atto”, quest’anno, sono stati i giovani giuristi della Scuola Forense della Tuscia (Viterbo). Si sono sfidati senza esclusione di colpi contro i colleghi di Trani. La giuria, presieduta da Francesco Marullo di Condojanni, componente del Consiglio Nazionale Forense e componente della Scuola Superiore dell’Avvocatura, e della quale ha fatto parte anche il presidente della Corte d’Appello Michele Galluccio, ha dovuto ricorrere a un “round” supplementare per essere certa di fare la scelta giusta. E, alla fine, la “Tuscia” ha messo a segno il suo “scacco matto”. Il riconoscimento è arrivato nell’ambito della quarta edizione di “Scacco d’atto”, la gara di abilità forense per giovani giuristi provenienti da tutta Italia che per la prima volta si è disputata a Messina e ha coinvolto le future promesse dell’avvocatura delle scuole forensi di Messina, Venezia, Bari, Monza, Palermo, Castrovillari, Viterbo, Taranto, Brindisi, Cosenza, Trani e Alto Tirreno.
È stata una edizione ricca di emozioni, segnata dalla consegna di due medaglie alla memoria di Francesco Filippo e Raniero al loro papà, Gianmaria Messina.
A consegnarle il presidente dell’Ordine degli avvocati, Vincenzo Ciraolo, insieme con il collega di Taranto, Vincenzo Di Maggio. Hanno voluto conferire una medaglia alla memoria “di questi due giovani che – come evidenziato dal presidente Ciraolo – con la loro storia hanno dato un esempio di amore infinito, coraggio, unione, che ha commosso tutta Italia. Francesco Filippo ha ricevuto la medaglia perché l’ha meritata sul campo dimostrando e mostrando quei valori che ciascun avvocato dovrebbe avere e mettendo se stesso a servizio di suo fratello che era in difficoltà. Per questo siamo felici oggi di dargli questo riconoscimento”.
“Per affrontare nel modo giusto il nostro mestiere – ha continuato Maiorana, responsabile della Scuola Forense e consigliere dell’Ordine – bisogna essere uomini capaci di atti di libertà, coraggio e a volte anche incoscienza. Crediamo che questi nostri due angeli rappresentino le due facce che devono caratterizzare un bravo avvocato. A volte inerte rispetto agli eventi, altre coraggioso e pronto al sacrificio. Due facce di una stessa medaglia”.
Commosso e grato per il riconoscimento il padre dei fratellini, Gianmaria Messina: “È un onore per noi ricevere questo premio che ha anche un sapore particolare. Fifì aveva il desiderio di diventare un avvocato”.