È indispensabile non disperdere il risultato del lavoro svolto, per oltre un anno, dalla commissione ministeriale di esperti composta da avvocati, magistrati, accademici, funzionari del Ministero e dell’amministrazione penitenziaria, che ha dato vita a una riforma più compatibile con un sistema carcerario degno di uno Stato civile.
Per questo sosteniamo l’astensione proclamata dalla Unione delle Camere Penali Italiane e chiediamo alle Istituzioni politiche di assegnare la riforma carceraria alla Commissione speciale.
È evidente infatti che, ad oggi la finalità rieducativa della pena e l’umanità dei trattamenti punitivi siano principi inattuati. Ne sono prova le inaccettabili condizioni in cui la maggior parte dei detenuti espia la pena; l’inesistente assistenza sanitaria, in particolare sotto il profilo psichiatrico; il crescente numero di suicidi e gesti autolesivi e, infine, l’alta percentuale di recidiva tale per cui chi ha scontato la pena in carcere, nella maggior parte dei casi, vi ritorna.

La riforma, se attuata, porrebbe rimedio a queste storture e ci darebbe un sistema carcerario più conforme al dettato costituzionale con un intervento che, a nostro avviso, non è più rinviabile.

 

“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”
Dostoevskij