Si è svolto questa mattina al teatro Vittorio Emanuele di Messina l’evento di celebrazione dei “70 anni di Avvocatura libera”. Un evento organizzato dall’Ordine degli avvocati di Messina per ricordare il primo congresso nazionale forense del dopoguerra dopo gli anni di  repressione del ventennio fascista.
Ad aprirlo la lettura, affidata all’attore messinese Luca Fiorino, del discorso con il quale il 5 novembre del 1947 l’allora presidente del Consiglio nazionale forense, Pietro Calamandrei, apriva il congresso ricordando tutti gli avvocati che morirono in nome della libertà durante la repressione fascista  e, uno per tutti, Enrico Bocci, che catturato e torturato, agli amici che provavano a confortarlo  diceva “lavorate tranquilli”…tranquilli perché chi ha dentro di sé la forza della giustizia e del giusto non può perdere la pace interiore, non può farsi turbare da nulla.
Quella lezione di Pietro Calamandrei, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Messina,  Vincenzo Ciraolo, ha voluto che fosse letta  in apertura della celebrazione, per ricordare, oggi più che mai, tutti insieme l’importanza del valore sociale che l’Avvocatura ha svolto e deve continuare a svolgere.
“Il 1947, per l’Avvocatura italiana, ha rappresentato un momento decisivo – ha evidenziato Ciraolo – il crocevia che ha definitivamente consacrato il processo di democratizzazione degli Ordini, ai quali sono stati restituiti i valori fondanti, oscurati per un ventennio da quel regime che ne ha ordinato la soppressione e la conseguente trasformazione in Sindacato Nazionale Fascista.
Il nostro pensiero va a quei Colleghi che, con il loro sacrificio, hanno preservato quei valori di cui siamo noi oggi i custodi e che ci consentono di avere il privilegio e l’onore di rivestire un ruolo di rappresentanza nell’Avvocatura istituzionale.  Oggi più che mai, occorre che ciascuno di noi recuperi l’orgoglio e il senso d’appartenenza alla nostra avvocatura. E per farlo, forse, dobbiamo ricordare coloro che a costo della vita lottarono per riconquistare la libertà. La libertà di riunirsi ancora e ritrovarsi ed esserci come siamo noi qui oggi”.
Di autonomia e di indipendenza dell’Avvocatura; di equo compenso, di etica dell’Avvocatura e dell’importanza di un processo che abbia regole certe hanno parlato oggi i relatori illustri che si sono alternati sul palco: il vicepresidente della cassa forense, Valter Militi; il consigliere del CNF Francesco Marullo di Condojanni, il già consigliere del Cnf Stefano Borsacchi,  nel corso di un incontro che ha raccolto i saluti del presidente della Corte d’Appello, Michele Galluccio e del procuratore generale Vincenzo Barbaro che hanno parlato dell’importanza della giustizia di prossimità che la nuova geografia giudiziaria pare dimenticare (riferimento alla ipotesi di soppressione della Corte d’Appello di Messina) e della necessità di una avvocatura che sia davvero libera da condizionamenti.
“Iustitia est fundamentum reipubblicae – ha ricordato il prof Guido Alpa, presidente del CNF per oltre dieci anni, assente per impegni istituzionali pregressi ma presente con una lettera della quale è stata data lettura. “Mi sono sempre chiesto – ha scritto – perché si fossero condotte tante battaglie che subìto apparivano perdute e solo dopo anni avrebbero premiato con la vittoria coloro che le avevano promosse. Credo che la risposta – ha continuato – venga da Calamandrei e da quella componente ideale che è connaturata alla nostra professione: la fede nel diritto”.
Quella stessa “fede nel diritto” che non è un concetto astratto e inafferrabile ma vivo, presente e tangibile come ha ben ricordato il già presidente del CNF Remo Danovi nel dire che “La giustizia è ciascuno di noi se compie un atto giusto”. Come a dire che ciascuno di noi deve assumersi la responsabilità di compierlo quell’atto giusto, se vuole difendere la giustizia e difendere quella libertà così faticosamente conquistata. Quella libertà cui ha fatto riferimento anche il coordinatore dell’Organismo Congressuale Forense, Antonio Rosa. “Oggi si ricorda il primo congresso del 1947 come momento di ripresa della libertà. Io mi auguro e auspico – ha sottolineato – che l’Avvocatura lavori ancora, rifletta e vigili affinché questa libertà non ci venga sottratta. Mi auguro che l’Avvocatura faccia scudo contro i tentativi di sottrazione di questa libertà, faticosamente conquistata, levando la propria voce, come sta facendo, contro gli attacchi che provano a minarla come quello che riguarda l’estensione del rito sommario a tutte le cause che pendono davanti al giudice monocratico”. A concludere i lavori tirando le fila di tre ore di intensa celebrazione il segretario dell’Organismo Congressuale Forense Giovanni Malinconico.