Il 19 luglio 1992 la mafia uccideva Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina e Vincenzo Li Muli. Sono passati 26 anni da quel giorno le cui immagini sono impresse nella memoria di ciascuno di noi. E’ stata un’epoca terribile segnata dalla difficoltà di comprendere chi fosse dalla parte dei buoni e chi dalla parte dei cattivi. Un’epoca segnata dal forte sospetto di una contaminazione tra Stato e mafia. Una contaminazione che oggi sappiamo essere stata non solo un sospetto ma storia.
A distanza di 26 anni da allora, proprio nell’anniversario della morte di Borsellino, i giudici della Corte d’assise di Palermo hanno depositato, infatti, le motivazioni della sentenza dalle quali risulta scritto nero su bianco che “la trattativa Stato mafia c’è stata”. In quegli anni bui per la storia della nostra Repubblica pezzi dello Stato hanno fatto affari con la mafia. Quei “pezzi dello Stato” hanno i nomi di Mario Mori e Antonio Subranni, generali del Ros; dell’ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri e del boss Antonino Cina’; di Leoluca Bagarella; del colonnello Giuseppe De Donno; di Massimo Ciancimino.
Secondo il dispositivo la trattativa sarebbe stata portata avanti prima dai carabinieri e, da un certo punto in poi da Dell’Utri. Questo non deve più accadere. Non basta più ricordare Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, né tutti coloro che prima di loro e dopo di loro sono stati assassinati dalla mafia. Oggi li vogliamo celebrare come avvocatura impegnandoci ad essere sentinelle affinchè quanto accaduto non accada mai più e lottando perché sulle stragi emerga finalmente tutta la verità.